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giovedì 30 novembre 2017

Vita felice a Parigi



LA VECCHIAIA, IL SECONDO MATRIMONIO, GLI ANNI DI PARIGI

Nell’ottobre del 1834, spinta dall’entusiasmo per quanto aveva letto di Omeopatia, vestita da uomo per meglio affrontare i pericoli del viaggio, si recò dal grande vecchio Melanie d’Hervilly. Melania, una giovane donna poco più trentenne, di nobile origine e cresciuta in modo estremamente autosufficiente nel mondo degli artisti di Parigi, era affetta da un paio di anni da una malattia che le impediva pressoché qualsiasi attività e vedeva nell’Omeopatia l’unica possibile soluzione. L’incontro con Hahnemann fu per lei a dir poco decisivo. Egli la prese in cura e facendola guarire, oltre alla sua gratitudine conquistò il suo cuore. Nei mesi che seguirono Melanie e Samuel si scrissero in modo assiduo e videro l’accrescersi; dei loro sentimenti, non passò molto prima che egli le dichiarasse: ti amo per l’eternità più di quanto abbia amato alcuna nella mia vita.

Dopo tre mesi e dieci giorni dal loro incontro Samuel e Melanie..
si sposarono in segreto e di lì a poco si trasferirono a Parigi. Ottenne il permesso ufficiale di esercitare la professione a Parigi e da subito la giovane moglie lo affiancò: inizialmente come aiutante, poi come collaboratrice. Il calore e la gioia che nella vecchiaia arrivarono ad Hahnemann col secondo matrimonio furono tali da fargli vivere una vita di attività quasi frenetica.

Rapidamente il loro ambulatorio fu meta di tutti gli ammalati cronici di Parigi e dell’Europa intera e dopo appena un anno la coppia si trasferì in una casa più spaziosa. La moglie progrediva rapidamente nell’esercitare l’Omeopatia e già nel 1836 Hahnemann scrisse: …ella guarisce le malattie più gravi, meravigliando il mondo e talvolta persino me… Gli anni di pratica parigina dettero a Samuel Hahnemann il successo ed il buonumore originario del suo temperamento.

Poco dopo il compimento degli 88 anni, come era solito in primavera, Hahnemann si ammalò di catarro bronchiale e capì che questa sarebbe stata la sua ultima malattia, il suo organismo ormai non reagiva più ai rimedi. Assistito dal suo discepolo prediletto, il dott. Chatron, dopo dieci settimane di malattia, il 2 luglio del 1843 Hahnemann morì. Lucido fino all’ultimo, alla moglie disperata nel vederlo soffrire che diceva che la Provvidenza avrebbe dovuto risparmiargli ogni sofferenza, rispose: perché proprio io? Ogni uomo opera sulla terra secondo la forza che Dio gli concede e trova una ricompensa maggiore o minore davanti alla giustizia degli uomini, ma non rivendica nulla davanti alla giustizia divina. Dio non mi deve nulla, anzi sono io che devo molto a Lui, sì gli devo tutto. Queste parole memorabili furono pronunciate nella sincerità del letto di morte.

La Sua grandezza scientifica sia gloria nel regno dei cieli.

FINE

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